Lasciata sola



Era un giorno d'estate in un paesello turistico del nord Italia, il cielo era terso di un azzurro celestiale dal quale il sole, benevolo, plasmava di luce diamantina i volti degli abitanti che egregiamente si movevano tra le case allineate lungo i bordi della via, tale che quest'ultima, sembrò essere un'arteria principale che vivificava il borgo. A veder l'aspetto paesaggistico era pittoresco come tratto da una fiaba, poiché, lo stile di quelle case sorgeva come dipinto dal pennello di un pittore che immortalava la loro forma in un quadro da museo. Tutto era corroborato dal canto mistico degli uccelli che si affrettavano a portare cibo ai loro piccoli appena nati e suggestivo era il passaggio di un gregge che attraversava la via guidato dalla voce tonante del pastore e della guida esperta del cane che li spingeva verso un lato per lasciare spazio ai turisti che, con meraviglia, lo lodavano per la sua rara abilità. Quel luogo manifestava la bellezza della natura che accarezzava la vita semplice e laboriosa, umile e sincera da rasentare il calore che Dio ha disposto nel mondo buono. Tutto era come una famiglia allargata l'amore e la simpatia sembravano che abitassero lì tra quei monti e le valli fiorite e, l'aria che dava salute a chi respirava con profonda libertà. Un vigile urbano, impegnato nel suo odierno giro di controllo, mostrava espressivo il suo volto e suoi modi garbati nel salutare i cittadini mentre alla stessa maniera esprimeva la sua disponibilità di intervento a ciascuno di loro. I turisti interessati a guardare i vicoli e le torri, mostravano grande interesse nell'apprezzare il tipo di case e il particolare artigianato esposto qua e là nelle vie. In una di quelle, per puro caso il vigile vide una bambina che camminava da sola verso la piazza. Il suo sguardo era fisso e per nulla interessato alle persone o alle cose dando l'impressione di essere smarrita. Il vigile l'osservò allungo e poi decise di avvicinarsi chiedendole dove fossero i suoi genitori. 

La bambina non rispose mentre mostrava un grande senso di confusione e di paura che il vigile, dopo averle fatte delle domande senza successo, decise di accompagnarla alla centrale di polizia e fare le dovute ricerche per individuare i genitori. Passò tutto il giorno e al calar del sole si aggravò la difficile situazione della bambina e la preoccupazione dei vigili che non potendo trovare i suoi genitori denunciarono alle autorità preposte l'accaduto. Le autorità attesero giorni ma nessuno venne a chiedere della perdita della bambina. La situazione fu posta al Prefetto che dopo una seduta consiliare si decise di porre la bambina in affidamento temporaneo ad una famiglia facoltosa e idonea per tutelare la bambina. La famiglia affidataria accolse la bambina con grande responsabilità e desiderio di averla nella loro casa. Per prima cosa chiesero il suo nome e la bambina rispose che si chiamava Jesina e con la sua tenera espressione che dominava il suo volto impreziosito con occhi blu, sorrise ai futuri genitori. Alzò le sue manine e come per esprimere il suo profondo piacere si avvicinò alla moglie della coppia e la baciò nel viso, esprimendo parole di gradimento, in inglese. D'altro canto, i genitori furono sequestrati e riportati in America da un gruppo di uomini sconosciuti per mezzo di un aereo noleggiato. A loro dissero che non avevano notato la figlia, per cui, non sapevano rispondere alle loro domande. Il dolore dei genitori non poteva essere misurato né controllato, essendo che, quella bambina era figlia unica. Arrivati in America, obbligarono i genitori a pagare il riscatto milionario e subito dopo si dileguarono. La famiglia della bambina cominciò a fare le dovute ricerche nell'ambasciate americane in Italia e in quel paesetto. Ma la famiglia adottiva per ragioni familiari si era trasferita senza denunciare la propria futura residenza. Così la bambina divenne effettiva nella famiglia adottiva fino a quando fu matura. La ragazza Jesina crebbe bella ed intelligente e si laureò in giurisprudenza acquisendo dopo una occupazione al servizio dello stato. Nel seguito divenne Ambasciatrice Italiana in America. 

Lei e i genitori adottivi si  trasferirono in America essendo la giovane nata negli Stati Uniti. Le ricerche dei genitori di Jesina non si erano mai fermati. Un giorno come un presentimento avvolse i genitori biologici della ragazza ora Ambasciatrice. Sebbene senza speranza di ottenere notizie tentarono un'altra volta le loro ricerche incominciando dall'Ambasciata italiana in America. Così, un giorno presero un appuntamento e si diressero all'Ambasciata Italina. Appena furono fatti entrare nella sala d'attesa, aspettarono circa mezz'ora e dopo furono fatti entrare nello studio dell'Ambasciatrice. Trovatosi di fronte a lei, la madre restò bloccata da una forza indescrivibile di mutismo e di paralisi, la guardò dalla testa ai piedi, le guardò le mani, il volto, gli occhi e non sapeva cosa dire né cosa fare. Come un turbine di vento saturo di un profumo mistico di gioia e di meraviglia, di ansia e di palpitazione cadde, come un corpo morto, sulla poltrona. Poi un silenzio solenne di piacevole circostanza avvolse anche Jesina che provò un certo sentimento familiare pur non capendo lo strano comportamento della donna. Tuttavia, fu piacevole per lei, quel momento, essendo che, capì che qualche cosa a lei caro si stava manifestando mentre gli ospiti mostravano le dovute distanze preposte dall'etica di condotta davanti all'Ambasciatrice. 

La donna non ebbe forza alcuna per chiederle il suo nome ma la giovane Ambasciatrice le disse che il suo nome era Jesine. La donna e madre, cominciò a borbottare tenendo stretto il suo petto non avendo la capacità di gridare ma solo lo spirito della linfa che coronava la su anima sussurrò dolcemente in lacrime: come ha avuto questo nome? I miei genitori Americani me lo hanno dato rispose. Poi disse: il vostro cognome è uguale al mio. Io sono stata adottata da una famiglia italiana quado ho perso i miei genitori. La donna rispose piangendo: noi siamo i tuoi genitori! Un momento tragico di dolore e di gioia si avviluppò tra di loro mentre si abbracciavano fortemente con i volti inumiditi di lacrime e gli occhi divenuti opachi di pianto. Si sedettero vicini mentre si tenevano per mano e quella del padre era fortemente stretta, quella della madre era tremolante e debole mentre il suo spirito si esprimeva più della parola. C'era stata la mano di Dio che premise che quel giorno fosse memorabile e che avrebbe sollevato la gioia fino agli alti luoghi e ravvivato la vita oppressa di quella famiglia. Iniziò, così, un percorso nuovo che era morto ed ecco divenne pieno di vita. Furono fatti venire i genitori adottivi, ove, si celebrò una festa di rara gioia e di eccelso riconoscimento tra le due famiglie e Jesine fece addobbare tutto il locale coronato da fiori e da tutto lo staff dell'Ambasciata.

nserisci qui il tuo testo...

Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia