Tragedia                                                                                           di Giuseppe Drago

Introduzione

Nell 'anno 505 a.C. Tegea si ribellò all'egemonia Spartana, essendo stata per lungo tempo sotto la pressione della sua rigidità militare. In seguito a ciò, gli Spartani le mossero guerra per poterla di nuovo assoggettarla. Ma contrariamente a quanto si potevano aspettare, sembrò che non riuscissero a dominarla, il che li rese nervosi e umiliati di fronte alle altre province. Non sapendo cosa fare per risolvere la battaglia a loro favore, un giorno pensarono di interpellare il sacerdote di Delfi e chiedergli quale fosse il motivo di questa continua disdetta nei confronti dei Tageti. Il sacerdote interpellò gli dei e gli venne riferito dal dio Apollo che avrebbero dovuto prima interpellare l'oracolo e dopo, portare le spoglie di Oreste nel santuario di Delfi in Sparta. Da quel momento avrebbero avuto la meglio su Tegea. L'oracolo fu pronunciato e Lichas con l'aiuto di Apollo, lo risolve. Decide dopo di partire immediatamente alla volta di Tegea per trovare le spoglie di Oreste. Egli li trova in un giardino dietro la casa di un fabbro. Portateli in Sparta li consegnò al sacerdote di Delfi. Nel frattempo, nella corte di Sparta accadono fatti che colpiscono la casa del re Anaxandrides. Doerio, primo figlio del re, fu considerato colpevole dei fatti sanguinosi accaduti, per i quali fu mandato in esilio dal re, suo padre, ma la madre Ecumena lo vendica, uccidendo Anaxandrides e poi se stessa. Doerio va in Africa dove diviene un prode condottiero e poi in Sicilia, dove in una imboscata sembra aver trovato la morte. Ma un pastore gli salva la vita, e riacquista conoscenza, decide di ritornare in Sparta a vendicare la madre e prendersi il trono che era passato al quel tempo al fratello Cleomenne. Doerio ritornato dall'esilio dopo trent'anni di assenza, vendica l'usurpatore suo fratello Cleomene, uccidendolo.

Doerio si pente di tutto ciò che ha provocato, e ottenuto il trono lo lascia alla vedova Clea, sua ex fidanzata, ora moglie di Cleomene. Con profonda speranza tenta di riconquistare Clea, ma non vi riesce, così deluso ritorna in Sicilia, ove lì troverà la morte, forse volontariamente. I riferimenti storici sono stati presi da Erodoto e dai vari studi fatti intorno a questi fatti, nonché nozioni prese dalla Enciclopedia Britannica.

Da Enciclopedia Treccani: Soltanto verso il 560 a. C., sotto il regno di Anassandrida, riuscì agli Spartani, che in seguito a un oracolo avevano potuto sottrarre furtivamente da Tegea e trasportare a Sparta le ossa di Oreste, di costringere Tegea a riconoscere la supremazia spartana, mantenendo tuttavia la propria indipendenza. Intorno al 550 a. C

TRAGEDIA

"Lichas"

Era il tempo in cui gli Spartani avevano intrapreso la guerra contro Tegea e per un volere della dea Athena, furono più volte sconfitti pesantemente a causa di non avere saputo interpretare l'oracolo suffragato dalla stessa dea e pronunziato dal sacerdote di Apollo, nel tempio di Delfi. L'oracolo diceva di portare in Tegea il corpo d'Oreste e dopo, gli Spartani avrebbero avuto la vittoria sui Tageti.

Nel Tempio di Artemide, Sparta


Oracolo

In Arcadia giace Tegea,


in un gretto luogo s'ostinano due venti

contro il ferro che rintocca i due mali.

Portate qui le ossa d'Oreste per la vittoria finale.[1]

Lichas:

Questo è l'oracolo che desta il mio cuore

di trovare le ossa d'Oreste

e placare della dea il suo rancore.

Sacerdote:

Sono anni che Athena mantiene indefesso

il cruccio per non aver portato in Sparta

le ossa d'Oreste[2]per avere il beneficio concesso[3].

Molte sono state le volte

che avete tentato d'espugnare Tegea,

e molte sono stati l'armi travolte.

Lichas

Placare bisogna della dea la pena

con sacrifici e con doni, mentre

vado a scoprire il mistero che ci incatena.

Dov'è posso trovare il corpo d'Oreste?

In giro andrò tra villaggi e città,

in luoghi selvaggi o di lugubri poste.

Sacerdote:

Non posso dirti più di quello già detto,

un vincolo alla bocca mi fu posto

dopo che l'oracolo ebbi ascoltato.

Ma dirti posso solo, che il corpo d'Oreste

s'è allungato di sette cubiti

da quando fu sepolto sotto l'agreste.

Lichas

Sono ancora, così misteriose queste parole,

che il desiderio m'invade

e lo stremar del cuor mi duole.

L'oracolo parla al mio cuore,

e dice d'andare in Tegea a prendere il corpo

di chi vendicò il padre con tanto furore.

Attraverserò i confini di Sparta

e andrò con scudo e con spada

ad errare nella terra, che non m'è grata.

Chiederò ad ogni viandante

se ha conosciuto le gesta d'Oreste

e della sua tomba se conosca la fonte.

Così ho deciso, di partire da Sparta,

per deporre le sue spoglie ai piedi d'Artemide

per aver la vittoria che tanto ci costa.

Sacerdote:

Parti, o Lichas, in te abbiam posta speranza.

Noi Laconi, rivendicar vogliamo la terra,

per riacquistar l'imperio e forza.

Noi con orazioni e sacrifici

chiederemo alla dea che t'assista

contro le insidie dei nostri nemici.

E nell'aprirti d'Oreste la strada,

ti difenda dagl'impervi sentieri

senza farti usare la marzia spada[4].

Lichas

Sono pronto per quest'avventura

e con gli dèi che ho in favore

per certo troverò di Oreste la sepoltura.

Terra di Laconia, l'ora è venuta

ch'io richiami le gesta dei nostri eroi

e instauri la gloria perduta.

Lichas parte

Lasciato ho di Sparta il confine,

tra i monti m'avvio, col cuore

che batte, in un mare di spine.

Ma questa notte oscura che aggrava,

espande sulla via dell'ulula il canto,

mentre del silenzio mi priva.

Or che l'ora è oscura ed arcana

presto mi spinge a cercane

tra queste rocce una tana.

Or sento un galoppar venir dalla grotta,

d'un schiamazzo che somiglia

ad una voce d'una persona che lotta.

Folo il Centauro

Folo[5], io sono d'Arcadia centauro,

di Seleno figliolo e della ninfa Melite,

che ottenne per saggezza l'alloro,

ma fui condannato ma per dispetto di Hera,

ad essere vittima fui di facile ira,

per aver litigato per ragion che non c'era.

Questa grotta fu luogo d'albergo

ad Heracle, quando d'Erimanzia

uccise il cinghiale nelle terre di Argo.

Con lui la sua audace impresa celebrai,

ma Hera pose fine ai miei giorni

quando con gli altri centauri m'inebriai.

Ma tu, o forestiero, che vien qui al riparo,

armato di spada e di scudo spartano,

cerchi qualcosa che al cuor ti è caro?

Lichas

Lichas io sono, maestro d'armi di Sparta,

avventuriero in cerca delle spoglie d'Oreste

per placar l'ira di Hera che ora ci porta.

Sono ancor, cavalier d'Agatoergi[6]

e godetti e godo onor in tutta la corte,

perché saggio è stato il mio parlar fino a oggi.

Fu una notte che né sonno io ebbi né quiete

per interpretare l'oracolo di Delfi, allorquando,

sentii una voce che mi sussurrò latente.

Or che conosci, degli dei onori e feste

e della terra conosci le sagge parole,

come posso trovare la via che porta ad Oreste?

Folo

Questo è il momento che tu possa andare,

or che il popolo di Sparta e Tegea

stanno ognuno nel lor tempio ad orare.

Ti mando in Tegea e nel fabbro ti fermerai,

quando sarà l'alba, il sole ti mostrerà

la via che con la tua ombra farai.

Ora vai, o mio guerriero,

sii vigile giù nella valle

ad ambo i lati del tuo sentiero.

Dirti altro non posso,

Hera mi guarda ed è pronta a punirmi,

poiché, il suo volto è già rosso.

Lichas

Sulla via di Kleitor[7], or mi sono trovato

presso questa cavità ove prendo riposo

e dopo mi cambio il vestito da Tageato.

Con questa mappa studio la via più corta,

mentre rifletto al consiglio di Folo di entrare

in Tegea quando è aperta la porta[8].

Rifletto durante il riposo e guardo il cielo

ed il mio sguardo ammira le stelle

e il fruscio di foglie sotto il sereno.

Tutto appare e scompare come in un sogno,

e nulla è cambiato da che mondo è mondo.

tutto persiste senza guadagno.

Come una ruota che gira nel tempo

siamo portati intorno alla terra

e di schivar la morte non c'è scampo.

Oh, povero uomo! Oh, grande pioniere,

d'un mondo che sempre ti sfugge

e non riesci a tenere, nemmeno un potere.

Tutto ti sfugge pur anche la vita,

che geloso la tieni con forza,

mentre il tempo svanisce dalle dita.

Mistero nel quale mi trovo, pur io,

in questa valle in cerca di tenebrose spoglie

che odiate furono, per cagione d'un fio.

Mistero che silenzioso ci afferra

ci avvolge e ci stringe

in una morsa di odio, di pace e di guerra.

Pausa….

In questa valle tra l'erba inverdita,

vedo un serpente strisciare,

che s'avvicina e punta la testa

ad una lepre che cerca del cibo.

Or di scatto le morde la testa

e s'accascia nell'arido suolo.

Mi ritrassi da quel luogo

per non essere visto,

poi in un angolo accesi del fuoco.

Dopo mi spostai per la notte a venire

presso un ruscello di limpide acque,

e tra foglie mi misi a dormire.

Poiché, dalle insidie mi dovevo guardare,

mi posi tra il cavallo e un albero,

nel silenzio mi misi a pensare.

All'alba mi incamminai

lungo la via di Orchomeno[9],

paese di arditi guerrieri,

che fecero famosa Arcadia e la sua gente

fondata da Orcomeno figlio del re Minia,

apprezzata terra fertile, fu anche loquente.

Vedo sopraggiungere lungo la via,

un gendarme che va verso una fonte,

or gli chiederò quanto dista Tegea.

Gentiluomo! Chi siete

che dissetate il vostro cavallo

e state nascosto dietro la siepe

Tersandro[10]

Tersandro, sono, della terra di Orcomeno,

fui ambasciatore nella regia di Creso[11]

per proporre la pace col popol Tebano.

Saggio son stimato tra la mia gente,

conoscitore di lingue e di costumi,

e dei Tebani fui pur luogotenente.

Ero in un convito ordinato da Creso

quando fu nominato Lichas e le sue gesta

e si parlò anche, della terra d'Efeso.

Si raccontò, d'una ambigua battaglia,

non contro uomini di ardita possanza,

ma contro donne, con spada che taglia.

Assaliti i Liditi[12]da donne guerriere

che agevole maneggiavano l'arco,

e seducevan tutti con le loro criniere.

Un giorno, Heracle partì per un'azione

a recuperare un raro amuleto

richiesto dalla regina d'amazzone.

S'imbarcò per il porto di Temisciria,

per negoziare alcuni prodotti

di Grecia con monili di Cappadocia.

Accolto dal popolo in modo ospitale

la regina decise di incontrare Heracle

per donargli la sua cintura reale.

Ma Era, contro Heracle pose rancore,

e mutatosi in armigera tra le amazzoni,

sparse voci di guerra contro l'eroe.

Così fu che le amazzoni si armarono

per difendere la loro regina

scagliandosi contro senza perdono.

L'azione che portò l'ospite alla vittoria,

fu quando, Heracle, dopo avere mirato,

colpì d'Ippolita la propria cintura[13],

che dai lombi le scivolò dalla vita

mentre correva nel bosco. Heralcle,

dopo la raccolse e fuggì verso la riva.

Così si compì la nona fatica d'Oristeo,

quando la cintura delle Amazzone,

ripiegò tra le mani d'Heracle l'acheo.

Lichas stava in quell'avventura

nascosto in un covo, mentre

le amazzoni si radunavano nella radura.

Lichas

Confermo il tuo dire,

poiché le tue avventure son vere

che su esse potrei parlare.

Io son Lichas, di cui, tu parli

e mi rallegro sentir tali romanzi

che van come eco tra monti e valli.

Ma ora, son qui per le ossa d'Oreste,

che se non li trovo aspra tenzone

e desolazione ci investe.

Così, ti chiedo per far lieto il ritorno,

se conosci il luogo che alberga la salma,

ove di pastura o agreste è l'intorno.

Tersander parla di Oreste

Ti dirò, o Lichas spartano,

che onor provo nel dirti d'Oreste la nova,

ch'ebbi a sentir da un vecchio ferraio.

Il mistero che lega la gente di Sparta

nasce dal matricidio commesso da Oreste,

per questo sulla guerra Hera sta allerta.

Ciò, mi racchiuse in una profonda mestizia,

per il destino che colpì Agamennone

e figlio non perdonato per la sua giustizia.

Ora in Tegea il suo corpo riposa

aspettando d'essere posto

nella terra spartana

Cambia vestito per non essere scorto

ed indossa quelli d'un fabro,

così facile trovai il posto.

Lichas in Tegea

Dall'aspetto sembro un Tageano

e mi apposto alle porte della città,

e aspetto l'alba su questo steccato.

Or vedo la luce del sole

che va verso la porta d'una bottega

ove del fumo vedo uscire.

Sento il batter d'un grosso martello

e d'un odor di bruciato

d'un maniscalco che foggia metallo.

Mi avvicino e vedo del fuoco che vampa,

sul ferro rovente che battuto si torce,

or credo ch'è il luogo ove si trova la tomba.

Or vedo la fiamma che con un'altra contrasta

che infuoca di rosso il metallo, mentre

all'intorno rumore sovrasta.

Il Maniscalco

Il maniscalco batte e ribatte in un piccolo covo,

mentre modella un fer di cavallo,

mi invita a parlare e mi chiede chi sono.

Sono Lichas, guerriero spartano

e cerco il corpo d'Oreste

che penso che sia sepolto qui intorno.

Prenderlo devo e portalo in Sparta

per placare della dea Hera la pena

e per porre fine all'inutile guerra.

Il maniscalco mi guardò stupito

e disse: se tu sapessi cosa tengo sepolto

rimarresti certamente sorpreso.

Il corpo d'un uomo è lì dietro sepolto

e fui indiscreto quando guardai,

ch'egli è più il lungo che abbia mai visto.

Lichas

Tutto con l'oracolo di Delfi concorda,

son le spoglie d' Oreste!

Or mostrameli ch'io li prenda.

Nel dietro bottega vi è un prato

e quando scavai meno d'un cubito

m'apparve uno scheletro lungo.

D'un cubito era cresciuto

più d'un uomo normale

che mi suscitò rifiuto.

Il maniscalco mi diede una mano

a porlo dentro uno scrigno,

e poi lo posi in un piccolo carro.

Promettimi che farai silenzio

poiché, questo è il voler degli dei

di osservare l'oracolo senza vizio.


[1] Erodoto libro 1° cfr. (67), …V'è nell'Arcadia Tegea, città ch'è sita in pianura. Lì due venti si scontrano e soffiano al ribattere del martello sull'incidine.

[2] Secondo Eschilo, Oreste si recò a Delfi a chiedere aiuto poiché era stato proprio Apollo a ordinargli l'uccisione della madre.

[3] La vittoria su Tegea

[4] Marzia spada: Consacrato e dedicato a Marte, dio della guerra.

[5] Folo, Centauro mite e sapiente, figlio di Sileno e di una Ninfa dei boschi; ricevette o(spitalmente a Foloe Eracle che andava alla caccia del cinghiale di Erimanto. (Cfr. Sommario dossier)

[6] Gli Agatoergi sono quei cinque cittadini di anno in anno più anziani fra coloro che si congedano dalla cavalleria: essi per tutto l'anno in cui escono dalle file dei cavalieri hanno l'obbligo di non rimanere inattivi e di accettare missioni all'estero per conto dello stato. (Erodoto, Libro1°, cfr. 67)

[7] Kleitor:(in greco: Κλείτωρ) è un ex comune della Grecia nella periferia del Peloponneso

[8]porta: a causa dei sacrifici si sono aperte le porte di entrare in Tegea

[9] Orcomeno (Arcadia). Era un'antica città nell'area peloponnesiaca.

[10] Tersandro: 2. Figlio di Polinice e d'Argia. Con gli altri Epigoni combatté contro Tebe. Vedendo ripetersi una situazione simile a lui familiare, Tersandro seguì l'esempio del proprio padre: corruppe Erifile con il magico manto che Atena aveva donato alla sua ava Armonia in occasione delle nozze, così come Afrodite le aveva donato la collana.

[11] Nato nel 596 a.C., quinto sovrano della dinastia dei Mermnadi, era figlio del re Aliatte II. Dopo la morte del padre avvenuta nel 560 a.C. Creso proseguì la politica del padre tendente a estendere l'influenza della Lidia sulle città greche della costa anatolica, migliorando però un quadro di rapporti politici, già sostanzialmente buono, in cui l'egemonia e i modesti tributi imposti alle città ioniche erano ampiamente ripagati dai notevoli vantaggi commerciali derivanti dall'apertura garantita sugli ambiti mercati dell'entroterra.

[12] Liditi: popolo dei Lidia

[13] Heralcle, si recò al porto di Temiscira per incontrare Ippolita che, giuntovi con la sua nave, aveva il compito di prenderle la cintura. Lei promise di consegnargliela ma Era prese le sembianze di un'amazzone ed avvisò le altre dicendo che stavano rapendo la loro regina. Queste si armarono ed attaccarono la nave di Eracle. Egli convinto di un tradimento la uccise e prese la cintura.

Seconda intestazione

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