Pippo Mantella
Persona esistita in Militello in Val di Catania di Giuseppe Drago
Nel comune di Militello V.C. (CT), fino agli anni ottanta, viveva un uomo, conosciuto come Peppino Mantella, sagrestano della chiesa madre San Nicola ma che faceva a tempo libero il sacerdote laico. Egli avuta in regalo la statua del patrono gli costruì un baldacchino a formato ridotto per poi nelle ottave lo portava in spalla in giro nel paese. Questa devozione la esercitò anche nella vigilia della festa raccogliendo delle offerte per il suo piccolo altare.
La ricorrenza della festa di San Nicola, la eseguiva dopo otto giorni da quella madre e a seguire tutte le altre feste importanti del paese. Era un perfetto chierico nel servire il culto, nell'accendere e spegnere le candele della chiesa e sembrava di avere tutto sotto il suo controllo e a benemerito di ciò, cantava la litania con voce eloquente. Nel periodo che precedeva la festa di San Nicola, egli si prodigava a raccogliere le offerte per la chiesa, si fermava in ogni incrocio e cantando le litanie richiamava la sensibilità dei paesani a contribuire alle spese per la festa. Tutti si affacciavano per ascoltare i suoi cantici mentre davano la propria offerta e noi ragazzi, standogli intorno cantavamo con lui storpiandogli i cantici. Non poche furono le volte, in cui, ci rincorreva agitando le mani come per colpirci ma vie più lo schernivamo. Fino a quando qualche buona madre ci imponeva di smettere e così via, tutte le volte che lo incontravamo per altre ragioni. Il parroco benevolmente, gli aveva assegnato il compito di suonare le campane tutte le mattine, per l'ora della SS. Messa. Quando si sentivano suonare si diceva che Peppino, strimpellava la veglia. Nel cantare le melodie della festa stringevano e modulavano le labbra imitando gli strumenti musicali con armonia ed esercitava una particolare sinfonia che appassionava gli ascoltatori. Passata la festa del patrono lo vedevamo affaccendato a preparare per la sua celebrazione della ricorrenza del santo, che era quella addobbata personalmente e che sarebbe avvenuta all'ottava. Egli in parte abbellì la statua del santo, di piccola dimensione costruendo la vara da portare sulle spalle in giro per il paese. Era uno spettacolo singolare e divertente che nessuno si voleva perdere e il suo passaggio era atteso come un avvenimento religioso vero e proprio. Pippo Mantella sta arrivando con il santo, dicevano, il suono della campanella che egli era solito suonare a ogni fermata era il segno che si trovava nei pressi e che tutti si raccoglievano per assistere a quel caratteristico spettacolo e frattempo donavano qualche lira. Molti dei paesani davano delle offerte affinché potessero servire per lui e per la buona riuscita della festa che egli avrebbe preparato per l'anno avvenire e in benedizione del borgo. Egli, divenne popolare in tutti i paesi vicini, tale che molti curiosi venivano proprio per lui, per assistere a questo suo voto, di venerare il patrono San Nicola. Quest'uomo, che per le sue caratteristiche sarà a lungo ricordato sembrò costruirsi un mondo personale dentro il quale egli viveva ed era felice.
Egli si rese indipendente da ogni vincolo di sottomissione e d'ipocrisia mondana che regnava in quel luogo, fu libero da ogni pregiudizio e procedeva nel suo cammino deridendo nel suo intimo la società stessa che rideva di lui. Nella sua ingenuità si distaccò dalla così detta "zizzania" e dall'invidia, creandosi un mondo puerile ma sano da ogni amarezza e da ogni antagonismo che gli permetteva di vivere sereno ed essere amico di tutti. Peppino Mantella insegnava la vera relazione sociale e tutti lo deridevamo, insegnava il vero amore verso il prossimo ed era schernito, voleva creare una grande famiglia con tutti i paesani, ma non era capito. Era spesso sfruttato e lui si accontentava del poco e giammai desiderò il molto. Quello che ripudiava era l'offesa, la mancanza di rispetto che i ragazzi come noi, non gli davamo e non sopportava che i genitori erano indifferenti, quando egli mostrava segni d'insofferenza per le offese ricevute. La società avvolte è come una nave senza timone, ha la capacità di sottoporsi a grandi oneri di solidarietà e di sacrificio, ma nello stesso tempo non sa intravedere la giusta causa di un indirizzo sociale che porta al miglioramento e al benessere. Avendo, egli compreso ciò, si discostò dalla giungla della malignità per crearsi un tipo di vita più sano. Riuscì a confortare chi avrebbe dovuto confortare lui. Con le piccole cose egli contribuì a creare le grandi e con le buone maniere contribuì a mostrarci la vera società morale. È opinione di molti che la società tende a essere meno responsabile e più egoista e sebbene progredisce in modo sorprendente non si può dire la stessa cosa per i sentimenti, ove, i valori che dovrebbero essere sviluppati in una raffinata società, purtroppo, non ci sono. Pippo Mantella sembra avere fermato l'effetto di questa disgregazione sociale, rimanendo integro nel suo piccolo mondo ingenuo e consapevole dell'evolversi dei tempi e dei costumi, non si adeguò al cambiamento disinvolto e senza pregiudizio dell'era moderna, anzi combatté con estrosità con le sue armi e cercò di evidenziare l'atteggiamento culturale della fine al 900, dell'incauto declino del sentimento romantico, che orami è soffocato. Pippo Mantella faceva ridere con le sue trovate, sia quando, in inverno indossava pantaloncini e canottiera e avvolte a torso nudo, egli andava in bicicletta intorno al paese. Il suo esempio è stato quello di avere lasciato un significante vuoto nella nostra realtà e un ricordo che come il suono di quelle campane rimpiombano nella nostra memoria. Indimenticabile fu la sua caratteristica persona, che seppe insegnare l'umiltà a molti, forse anche a me e a chi, guardando nel passato si ricorda di lui riscoprendo le meraviglie di un semplice animo che si contentò di poco, pur di acquistare il molto dalla grazia di Dio.
